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Nightswim Talks | 5 | Sara Mondello

RECITARE È L'UNICO LAVORO CHE NON MI METTE ANSIA






NS Talks: Buongiorno Sara, benvenuta.Ci piacerebbe, più che raccontare la tua carriera professionale, raccontare la tua carriera emotiva. Dove nasce Sara Mondello, com’era da piccola, come ha deciso di diventare un’attrice?


Allora, Sara Mondello nasce a Cesena e con un nome innanzitutto inventato, perché Sara Mondello non è il mio vero nome. Il mio vero nome è Sara Magalotti, che ho cambiato quando ho iniziato a intraprendere questo mestiere. Perché? Prima di tutto perché è il cognome di mia madre Mondello, che è quella che ha sempre supportato il mio mestiere, fin da quando ero piccola. Diceva che avrei fatto o la comica o la pornostar. Quando mi diceva questa cosa io ero piccola, non mi ero neanche sviluppata, non so perché proprio la pornostar, boh, non so. Era matta anche lei, ovviamente, altrimenti ci saremmo annoiate. La parte della comica viene da me che negli spogliatoi di danza con le mie amichette mi mettevo a fare un po' la giullare della situazione. Ero molto timida, però quando avevo quelle due tre amiche che vedevo ridere alle mie battute io davo il meglio di me, e c'era questo personaggio (inventato, ndr.) che si chiamava Olga Patrgnovski, che era una ginnasta russa che veniva da Pečora (avevamo cercato proprio la città e tutto) e quando lo facevamo, facevo l'accento e facevo questi balletti, e le mie amiche mi adoravano per questo. Quindi mia madre poi sapeva di riflesso che lo facevo, le facevo ridere... E poi alcune imitazioni di cantanti... E adesso so che voi volete sentirle... Per questo non le farò. E questo diciamo è il lato comico... il lato porno forse perché sono sempre stata una ragazza molto libera col mio corpo, cioè non mi vergogno di niente, anche quando ero più cicciottella. Avevo zero tabù, ecco. Alla fine non ho scelto nessuna delle due strade, ma mia madre mi ha avvicinato a questo mondo: ero una ragazzina molto timida e lei per spronarmi ha creato un corso di teatro che a Cesena neanche c’era. C'era questo attore che era Franco Mescolini che aveva preso parte a Pinocchio e mia madre diciamo per vincere la mia timidezza mi ha detto "ma devi fare un corso di teatro perché così non vai da nessuna parte". E quindi ho iniziato a studiare teatro a Cesena, nel mio piccolo, ecco. E poi perché diciamo che mio padre è sempre stato una figura un po' più pratica, ha sempre voluto che trovassi un altro lavoro, tuttora, e quindi ho deciso – poi mia madre non c'è più – e quindi ho deciso di regalarlo a lei. Se dovessi mai andare avanti con la mia carriera, vorrei regalare a lei questo nome. Ho fatto tanti anni di danza classica che sicuramente mi hanno aiutato anche con il lavoro della recitazione. E poi mi sono trasferita a 18 anni a Milano perché Cesena è una città molto carina, però aveva smesso di stimolarmi. A Milano ho iniziato a studiare recitazione con Michael Rodgers, ho preso parte ai primi spot, ho iniziato l'università che non ho mai finito però: beni culturali. Ho dato solo gli esami di cinema e teatro e poi me ne sono andata. E poi il primo lavoro che ho preso è stato il film Che vuoi che sia per la regia di Edoardo Leo e la mia agente del tempo mi disse "Sara, devi trasferirti a Roma per fare questo mestiere". Mi sono trasferita e poi sono partita, più o meno più o meno. In questo lavoro è così: prima parti, poi torni indietro, poi riparti e poi torni di nuovo indietro.





NS Talks: Riesci a immaginare Sara che fa un altro mestiere?


No, io vorrei fare solo questo, è l'unico mestiere che riesco a fare. Ho provato 1500 altri mestieri e mi licenziavano dopo una settimana. Giuro, non mi sento proprio all'altezza, ma neanche di fare la cameriera. È l'unico lavoro che non mi crea ansia e che riesco a fare appieno. Il lavoro dell'attrice però è talmente discontinuo che ogni giorno ti mette davanti alla realtà e quindi non sai mai quanto possa durare, se durerà per sempre oppure finirà dopodomani.


NS Talks: Una cosa che mi ha sempre incuriosito del lavoro dell’attore è il suo rapporto con l’attesa. L’attesa di un provino, l’attesa di un call back, l’attesa di un primo giorno di set, l’attesa del risultato finale. Che rapporti hai tu con l’attesa?


Il mio rapporto con l'attesa non l'ho ancora capito. Ci sono periodi in cui vivo benissimo l'attesa, ad esempio di un provino o di un call back, perché magari faccio 1000 altre cose, ad esempio quest'anno ho fatto un anno pieno di corso di recitazione. Era un anno, otto mesi che non lavoro, più o meno, e quindi mi sono impegnata. Quindi continuo ad impegnarmi per quello che voglio fare e quindi tenendomi impegnata anche i provini che arrivano così non ci metto troppo pensiero. Quando arrivano invece i periodi più morti e quindi attendere il trenino giusto, la serie che esce, non sai neanche come sarà... non è facile. Ci sono giornate vuote in cui mi crogiolo nel mio male e aspetto, e sono proprio le giornate in cui non succede nulla, e giornate invece in cui mi tengo più impegnata: mi piace anche molto disegnare, ascoltare musica e quindi le giornate in cui mi impegno a fare qualcosa poi alla fine sono quelle in cui arriva la chiamata. Cioè ho notato questa: se stai a casa ad aspettare non succede nulla, se nel frattempo fai cose, qualcosa arriva.

E l'attesa invece per quanto riguarda l'uscita della serie non mi mette ansia, non so perché, però, c'è, mi mette più curiosità che... perché sai già quello che sei andata a fare, l'unica cosa che mi mette ansia è magari l'aspetto più superficiale, ovvero come sarà il mio personaggio per gli altri, come mi vedranno gli altri. Risulterò simpatica, risulterò troppo caricata? Ecco. Però so che tipo di lavoro ho fatto durante il set, quindi le attese me le vivo bene. È come se non sentissi il tempo che passa, anche una giornata passata a disegnare, a ballare o ascoltare musica per me è proficua, per me non è una perdita di tempo e quindi non mi mette ansia. Anche passare 24 ore a casa a guardare una serie. È difficile da spiegare, soprattutto magari per chi non fa questo mestiere. Però per me è così.





NS Talks: I tuoi personaggi hanno sempre una dolcezza e una sensualità particolare. È un caso che ti siano capitati ruoli con questa caratteristica o è una qualità propriamente tua, che tu porti nei personaggi?

La sensualità non è una caratteristica che penso che mi appartenga. Poi nel mondo esterno magari posso notare che ci sono delle cose che... ad esempio il mio insegnante di recitazione che mi fa lavorare tantissimo sulla sensualità, ma non è una dote, se vogliamo chiamarla così, che penso che mi appartenga. Piuttosto che prendermi sul serio, tendo a prendermi in giro. La sensualità è una cosa che io vedo molto seria e quindi non riesco a riconoscere neanche nei miei personaggi. Però dall'esterno me lo dicono, ecco, questo sì. Ad esempio, la mia attrice preferita è Marion Cotillard, ok? E riconosco in lei una dolcezza e una sensualità che convivono e quindi magari non so se è una cosa che ho visto all'esterno, che mi piace nei film, nei personaggi dei film che mi piacciono, oppure se è una cosa che ho io dentro, una cosa più innata. Non so. Sicuramente tendo nelle situazioni quotidiane ad alleggerire e a portare un sorriso in più piuttosto che uno sguardo di giudizio in meno, ecco. Quindi magari la mia solarità porta dolcezza?


NS Talks: Hai lavorato per diverse piattaforme, in Summertime, in Fedeltà, e ovviamente in Una Relazione di Stefano Sardo. Cos’è cambiato nel tuo mestiere, e cos’è cambiato da spettatrice, nel tuo modo di vedere, vivere, “sentire” il cinema, l’audiovisivo in generale, con l’arrivo delle piattaforme?


Allora il mio rapporto da spettatrice non è cambiato da quando ci sono le piattaforme, nel senso che ci sono solo contenuti in più. Io vado al cinema, tanto, anche d'estate ci vado, ci vado tanto. Perché c'è una magia che a casa non crei. Però il fatto che ci siano più cose da vedere, più serie, più accessibili, anche volendo, a me non dispiace. Io sono nata... la cosa che mi ha fatto innamorare di questo mestiere è sicuramente il cinema: mi imparavo le battute a memoria di film, anche quelli italiani, che ne so dei primi di Veronesi, di Muccino. Poi col tempo mi sono appassionata alla serialità e la prima serie che ho amato è stata Girls che era una serie HBO dove c'era un Adam Driver giovanissimo, era, credo, il suo primo ruolo. E poi per quanto riguarda la mia esperienza è diversissimo fare una serie che poi esce su Netflix e fare un film. La serialità ti espone ad un pubblico sicuramente maggiore, e questo purtroppo, mi viene da dire. Mentre invece prendere parte ad un film non sai che strada farà questo film, quindi è un po' più difficile, però è più challenging. Sì.

Ho preso parte appunto a Summertime, che è una serie super pop, quindi il pubblico era molto ampio, come dice Nanni Moretti nel suo film "in 190 paesi, in 190 paesi" è uscita e quindi ti prendi tutti gli insulti e i complimenti da tutto il mondo, ecco. Quindi il pubblico è maggiore, l'esposizione maggiore. Ma da attrice a me non interessa tanto quello: è bello vedere un prodotto che tu contribuisci a creare e poi lo vedi sullo schermo e ti auguri che lo vedano in tantissimi. Adesso ad esempio nel film di Stefano Sardo Una relazione mi sono divertita molto su quel set perché... beh il ruolo da amante non è facile, e poi ero quella che portava una malattia sessuale al protagonista, quindi, insomma non è stato facilissimo, però anche lì ho provato ad alleggerire la cosa a portarla con più leggerezza. Il risultato finale mi è piaciuto tanto, il film è molto carino ed è uscito anche in piattaforma, su Amazon Prime. Allora è più facile nel momento in cui tu vai a consigliare che ne so un film, la gente è più propensa di questi tempi a guardarselo su Prime rispetto ad andare al cinema o uscire di casa per andare al cinema. Questo un po' mi dispiace, però così lo possono vedere tutti. C'è mio padre che magari appunto non è neanche tanto un amante del cinema e non esce di casa per andare a vedere il film, ma se se lo ritrova a casa, se lo vede. Quindi da un lato è più accessibile a tutti, dall'altro ti perdi un po' la magia che crea il cinema. Io ovviamente vado, però diciamo che lascia più libertà alle persone di decidere che tipo di momento viversi.




NS Talks: Che rapporto hai con gli sceneggiatori e con i tuoi personaggi?


Ok, allora, non mi ricordo chi diceva "Per fortuna che ci sono gli sceneggiatori", nel senso che da personaggio dici le battute che ti scrive qualcun altro, più le improvvisazioni del caso, ti salvano quelli, ti esce il film. Il problema è appunto che... sono una persona, quindi mi è capitato di girare una serie in Olanda che si chiama Mocro Maffia: è una serie olandese che è uscita solo in Olanda che parlava della mafia marocchina ad Amsterdam. E lì interpretavo un personaggio che praticamente incastrava il protagonista che era molto amato dal pubblico olandese e alla fine finiva in carcere per colpa mia, perché lo incastrava in un qualche modo. Mi sono arrivati un sacco di messaggi con scritte tipo "You sniched Mo", Mo era il nome del personaggio. Trovo parole molto, molto, molto forti e lì avevo paura a tornare ad Amsterdam. Infatti non ci sono ancora tornata da quando ho girato la serie. E perché non riescono neanche a scindere spesso il personaggio dalla persona. Però appunto, lì me li sono presi gli insulti, me li sono presi, tendevo a rispondere, cioè mi sono messa a rispondere a tutti dicendo "ragazzi non sono io, è il ruolo, l'hanno scritto così, "non è colpa mia", in inglese tra l'altro. Quindi sì, all'inizio tendevo a rispondere a tutti, poi ho detto “ma che ti frega”: se non lo capiscono loro, è un loro limite, alla fine ho smesso. È un'ondata di odio non verso di me, ma verso il personaggio. Però non è facile da gestire, anche se in minima scala.


NS Talks: Quando sei sul set, improvvisi?


Allora, per il momento no. Mi attengo totalmente alla sceneggiatura e a meno che io non possa magari aggiungere qualcosa che mi viene lì per lì proprio mentre giri la scena. Quindi magari non chiedo il permesso mentre giro, sto totalmente nella situazione in cui appunto stiamo girando e magari se mi viene da dire qualcosina in più, un'espressione in più magari che non era prevista – ok, sennò – no, anche perché c'è tutto un lavoro dietro, mi piace tantissimo rispettarlo. Quindi – no. Poi se posso arricchire con qualcosa – sì, magari posso fare qualche domandina prima al regista, però ci sono talmente... mi dispiace pestare i piedi, sono molto rispettosa di tutte le figure del set. E quindi per il momento – no. Forse perché non ho ancora avuto modo di interpretare un ruolo da protagonista per cui potessi andare a chiedere di modificare qualcosa. Quindi no, è un lusso che ancora non mi sono permessa, diciamo così.


NS Talks: Hai preso parte anche a diversi videoclip, con Diodato, Canova, Comete. Che ruolo ha la musica nella tua vita e nel tuo mestiere? Non esiste Sara senza musica. Io mi sveglio la mattina e ascolto un sacco, un sacco di musica durante il giorno. Mi dà energia subito. Ho un bel rapporto con la musica. Ma chi è che ha un brutto rapporto con la musica? Impossibile. E avendo fatto danza da quando avevo cinque anni e accompagnata al pianoforte dal maestro di musica, tu cresci già con la musica classica, quindi il gusto che avrai sarà un gran gusto musicale. Me lo sto dicendo da sola, no, scherzo, però sono cresciuta con la musica, quindi mi piace, sono curiosa e poi dalla parte di mia madre i miei zii suonano il contrabbasso, la chitarra. Anche ai pranzi di Natale, alle cene loro cantavano, suonavano e quindi sì, sono cresciuta, sicuramente contornata da persone anche appassionate di musica. Un ruolo fondamentale sicuramente ha avuto mia sorella che nel bivio dell'adolescenza, tra ascoltare musica tamarra e musica più indie, diciamo, lei mi ha obbligato ad andare ai primi concerti con lei e mi ha mi aiutato, diciamo, nello scegliere il tipo di musica che mi piaceva di più. C'è stata la fase emo nell'adolescenza, quindi musiche tristissime, Red Jumpsuit Apparatus, gruppi che non conosceva nessuno e poi il primo concerto è stato Bon Iver a Milano, Bon Iver è il mio cantante preferito, che poi non è Bon Iver, non ho capito se si dice i Bon Iver o Bon Iver, perché lui si chiama Justin Vernon, quindi vabbé. E quindi da lì – concerti. Io adoro anche andare ai concerti, l'ultimo è stato un mese fa di Rosalia che non c'entra niente con Bon Iver, dici ma che cazzo, però mi piace sì tutta la musica. Poi più cresco più paradossalmente ho un gusto più pop e anche più italiano. È assurda questa cosa. Però è così. Per quanto riguarda il mio mestiere, anche lì la musica è fondamentale. Anche prima di girare, prima di andare a un provino, mettiamola così, o prima di girare una scena un po' più pesante mi prendo sempre 1 minuto, 2 minuti per ascoltarmi il Max Richter della situazione che mi aiuta ad entrare in un mondo, c'è, chiudo gli occhi e la musica ha il potere veramente di trasportarmi in dei mondi o mai vissuti oppure anche vissuti, mi porta ad avere delle immagini, e fare cinema è anche creare delle immagini. E mi aiuta tantissimo con la creatività, anche quando disegno se non ascolto la musica.




NS Talks: Che rapporto hai con la creazione? Ti piacerebbe mettere in scena qualcosa di tuo?


Allora, ho iniziato a pormi questa domanda quando ho guardato Fleabag che è la mia serie preferita, scritta e interpretata da Phoebe Waller-Bridge, perché mi sono chiesta "ma come ha fatto?" Tutto quello che dice io lo provo, l'ho vissuto. L’ho amata profondamente e da lì ho detto "prima o poi anch'io vorrò scrivere qualcosa, assolutamente". Però non mi sento ancora matura abbastanza per scrivere. Sicuramente lo farei su di me, non su una storia inventata, esterna. Però sono sicura che ci vogliano ancora un bel po' di anni di terapia, e anche di esperienze. Però ci vuole un certo tipo di maturità e anche un punto di vista critico. E quello ancora mi manca. Sento che deve crescere ancora, e quindi se lo farò, sicuramente sarà tra un po' di anni. La selezione di amicizie tramite le serie potrebbe essere un nuovo format.

NS Talks: Presti il corpo, la voce, l’espressione, l’emozione a un personaggio che inevitabilmente entra a far parte di te, ma al tempo stesso, quello stesso personaggio avrà le tue sembianze per sempre. Che rapporto hai con l’”eternità” che caratterizza questo mestiere?


Ma magari rimanere nell'eternità. In generale, la mia paura più grande è perdere il ricordo di qualcosa e di non avere abbastanza materiale per poter ricordare una persona, anche solo un amore finito. E pensa se ci fosse un film per ogni tuo ex, per un genitore che perdi... tu hai questa cosa che rimane per sempre e puoi guardartela quando vuoi, il fatto che riguardi me, adesso sì, sto parlando come se non mi riguardasse, però io non la vedo come una cosa brutta, la vedo come una cosa bellissima, soprattutto di questi tempi in cui le cose le usi e le getti... nel rimanere per sempre nel ricordo di qualcuno, comunque, essere magari.. avrò dei figli, non lo so, non è mio desiderio in questo momento, magari i miei figli potranno... io non ci sarò più e loro potranno guardare i miei film e conoscere un altro lato di me che magari non hanno conosciuto o che... Io la vedo come una cosa bellissima.

Poi le prime volte che mi sono vista, per alleggerire un po' questa constatazione, le prime volte che mi sono vista ho detto "Oh mio Dio, che schifo! Devo raddrizzare i denti!" Perché poi c'è questo lato attoriale terribile, superficiale e che hanno tutti, però, tutti. La prima visione è sempre: "Oddio quanto sono brutta! Oddio, perché?" Infatti non mi piace molto rivedermi alla prima visione. Alla terza inizio a mettermi nei panni dello spettatore e dico "Ah, però questa scena è carina, lui mi fa simpatia" e inizio magari a ridere, se devo far ridere, a piangere devo far piangere. Non mi spaventa vedere anche magari, che ne so, tipo in Summertime un ruolo un po' più leggero, anche un po' caricato, con l'accento romagnolo super spinto, parla così (imita l’accento romagnolo, ndr.), e lì è stato un po' difficile vedermi, perché è un personaggio anche un po' sfigato, nel senso positivo del termine, e quindi è stato un po' difficile vedermi abituarmi a quella, a quel personaggio lì. All'inizio sono andata giù di critiche "che schifo, sono troppo...", poi in realtà le persone all'esterno hanno detto "bellissimo il tuo ruolo". E allora da lì ho iniziato ad apprezzarlo.





NS Talks: Quando entri in scena in Summertime la narrazione in qualche modo si rilassa, diventa più leggera. Spesso prendi la scena ma non in modo dirompente, con una sorta di energia calma, diciamo. Come hai fatto?


Ma lì è stato anche il regista ad aiutarmi tanto, perché io tendo a non prendermi tanto spazio. Invece se il regista mi spinge a fare delle cose, in quel caso nella prima stagione era Lorenzo Sportiello, che ha detto "questo personaggio sulla carta non è niente di che”, è una receptionist quale lavora in un hotel e dà dei consigli alla protagonista. Quindi potevi tranquillamente dire due battute di servizio e basta. In realtà lui mi ha detto: "Sei romagnola, spingila tantissimo". Noi ballavamo prima, c'è, motore partito e io faccio i balletti, ballavo e poi entravo. Quindi questa cosa che mi dici dell'energia quando entra perché facevo balletti, mi scioglievo e poi entravo e ero carichissima di energia. Poi il romagnolo mi ha aiutato tanto a sciogliere magari delle tensioni anche emotive e quindi è stato molto divertente molto, molto, molto. Grazie.


NS Talks: E poi facevi una bella coppia con Coco (Coco Rebecca Edogamhe, ndr.), lei tutta timida, un po’ insicura, e tu molto rassicurante ed energica, una specie di sorella maggiore.


No, infatti lei mi ha amato, siamo ancora amiche e lei mi dice: "C'è, quando ti ho vista ho detto 'chi è questa tappa'?" Voglio passarci il resto della mia vita insieme. Ci siamo divertite moltissimo, anche perché lei ha dieci anni in meno di me, è più piccolina Coco, però siamo riuscite a creare quel legame forse proprio perché il personaggio aveva quell'energia lì e la tiravo sempre su di morale. Poi nella vita è il contrario, è lei che mi tira su di morale. Però sì, mi è piaciuto anche a me tanto quell'energia. Parlavo velocissimo come sto facendo adesso. Infatti non si capirà una parola di quello che dico. Però è stato molto divertente. Poi auguro a tutti di girare d'estate a Marina di Ravenna, in Romagna, con i giorni al mare. È stato sempre divertente. Per ora il set è divertente, devo ammetterlo, devo ammetterlo.


NS Talks: E come vedi la Sara dell’immediato futuro? Che domanda! È difficile, è difficile perché noi possiamo anche fare delle scelte, ma le scelte spettano sempre agli altri. Quindi mi auguro di essere magari più coraggiosa come ho detto prima nelle scelte di non vergognarmi di portare tutta la mia creatività in un personaggio. E magari sarà quello il momento in cui riuscirò a prendere... appunto, mi auguro il protagonismo, c'è voglio fare un film da protagonista. Non so se un film o una serie, in realtà, perché Fleabag mi ha sconvolto la vita. Quindi in realtà anche una serie del genere, con una protagonista che ha sempre una dualità, quindi un lato che tende ad alleggerire una situazione più drammatica e farlo appunto a modo suo, mi piacerebbe tanto. E poi non lo so, sono arrivata in finale per due progetti americani e poi anche la serie in Olanda. Ho notato che non so perché, c'è qualcosa che affascina, magari il regista estero o la mia... non so se è fisicità o un modo di essere. E ovviamente il sogno oltreoceano c'è. Poi dopo White Lotus sembra tutto alla portata, no? Sembra tutto più vicino. Perché no? Mi piacerebbe lavorare con Gaspar Noé. Così, uno a caso, no? Mi piacciono gli estremi. C'è, secondo me quando si fa un film bisogna essere coraggiosi e se mi fai vedere una cosa, me la devi fare vedere fino in fondo. Tipo Love, Climax, mi sono piaciuti tantissimo. Che poi non c'entra un cacchio con Fleabag, però sì, invece c'entra, perché sono comunque tutte situazioni portate ad un livello di realtà molto più ampio. E poi il mio sogno sarebbe stato lavorare con Bertolucci, ma purtroppo niente, non si può più fare.




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